"Adele e i suoi eroi", Adel Tirant firma un album d'esordio colto e elegante
Sorrento (NA) Domenica 21 novembre, si è esibita sul palco del Teatro Tasso la cantautrice siciliana Adel Tirant che ha proposto al pubblico il suo ultimo progetto musicale “Adele e i suoi eroi” edito dalla “Soter Label” di Salvatore De Falco,
etichetta campana che investe con competenza sul cantautorato italiano,
da quello più noto rappresentato da Ivan Cattaneo a quello emergente
che vede in Adel Tirant uno dei talenti più interessanti della scena
musicale alternativa italiana. Il concerto rientrava nella kermesse “Pioggia di Note” organizzata da Fade In, con la direzione artistica di Giuseppe Prudente
e sostenuta dal Comune di Sorrento. Adele Tirante, in arte Adel Tirant,
è una cantattrice di Messina, romana d’adozione, con un importante
curriculum; vanta, infatti, esperienze cinematografiche con registi del
calibro di Giuseppe Tornatore, Michael Radford, Ridley Scott e Renato De
Maria. Il teatro invece l’ha vista protagonista per quasi dieci anni
dello spettacolo “Dignità autonome di prostituzione” per la regia di Luciano Melchionna.
L’ultima interpretazione in ordine di tempo è invece un applauditissimo
“Don Juan” personaggio del capolavoro scespiriano “Molto rumore per
nulla” regia di Giampiero Cicciò sempre al “Vittorio Emanuele II” di
Messina. Ad accompagnare nel concerto sorrentino l’attrice messinese
c’erano i musicisti Mario Saccucci (Contrabbasso), Lorenzo Barone (Chitarre), Giacomo Manente (Batteria) e Luigi Zitano (Sax). Giovanni Block ha curato gli arrangiamenti mentre la super visione è stata affidata a Peppe D’Argenzio
degli Avion Travel. Adel Tirant ha proposto una musica contaminata che
fonde la pop music al jazz e a un folk che ha radici profonde nel
Trinacria Sound e nel battiatismo, quest’ultimo rivelato da una
ricercatezza stilistica dei testi degna del Franco Battiato prima
maniera, frutto di un lavoro di introspezione e di onnivore letture
narrative. Così, se nel brano “Così scrisse Oliveira” l’autrice ci
prende per mano e ci porta nel mondo labirintico e magico di quel
capolavoro letterario che è la Rayuela del poeta argentino Julio
Cortázar, con “l’Isola di Arturo” ci rivela la malinconica condizione di
chi sulle isole vive e spesso isolata si percepisce. “Chiddi chi erumu”
rappresenta un omaggio alla sua Sicilia e alla mitica Rosa Balistreri,
mentre l’applauditissima interpretazione di “Io sono il vento” di
Arturo Testa, che a Sorrento si è guadagnata il bis, rappresenta una
elegante citazione al cantautorato italiano degli anni ’60. Infine tra i
brani della poliedrica cantante siciliana merita una menzione
particolare il singolo “Caccia elle streghe” ispirato ancora una volta
ad un capolavoro letterario, “Donne che corrono con i lupi”
dell’antropologa Clarissa Pinkola Estés, che la cantante ha scritto di
getto in risposta ad una canzone definita dalla critica stessa “sboccata
e sessista”, che il rapper Junior Cally presentò nell’edizione
sanremese del 2017 suscitando non poche polemiche. Una “Caccia alle
streghe”, quella di Adel Tirant, che invece diventa un inno alla donna
che è vita. Donna che lotta contro le zavorre culturali della società
patriarcale dura a morire. Donna resiliente alle violenze che subisce,
che non si riconosce più nella Penelope che aspetta, nella strega Medea,
nell’ingannevole Circe, ma nemmeno nella fragile Anna Karenina, al
contrario: è una persona libera che vuole essere padrona del proprio
destino. Di seguito l’intervista che la cantante e attrice Adel Tirant
mi ha concesso prima del concerto sorrentino.
Cosa presenti questa sera a Sorrento?
Presento “Adele e i cuoi eroi” che è il mio primo e per ora unico disco.
È stato pubblicato nel 2019 dalla Soter Label, gli arrangiamenti sono
di Giovanni Block. Questa sarò accompagnata da alcuni elementi del Jazz
Lab Alessandrino, lo storico laboratorio di Musica d’Insieme dell’ex
borgata Alessandrina di Roma con la super visione di Peppe D’Argenzio
degli Avion Travel e la direzione artistica di Mario Saccucci (sul palco
del Tasso al contrabbasso N.d.A).
Mi vuoi raccontare dei tuoi inizi di cantattrice?
Sono, come hai detto, cantante e attrice. Ho cominciato prima calcando i
palcoscenici siciliani partendo dal mio paesino Nizza di Sicilia, a
pochi chilometri da Taormina nel messinese, poi ventisettenne mi sono
trasferita a Roma. A dirti il vero io sono nata a Roma, sono cresciuta
in Sicilia, per poi tornare, finita l’università, nella Capitale e
rimanervi in pianta stabile per ragioni lavorative.
Sei la prima della tua famiglia ad intraprendere questa carriera?
Sì, non sono figlia d’arte. Nessuno della mia famiglia coltivava la
passione per la recitazione o la musica prima che la scoprissimo io e
mia sorella, Nella Tirante, anche lei attrice. Siamo partite insieme e
abbiamo intrapreso questa carriera insieme.
Raccontami delle
tue esperienze teatrali recenti, mi sembra di ricordare che hai
partecipato da poco a “Molto rumore per nulla” per la regia Giampiero
Cicciò?
Prim’ancora ho recitato ne “La grande abbuffata “nella riduzione
teatrale del capolavoro cinematografico di Marco Ferreri (1973)
realizzata del regista e drammaturgo pugliese Michele Sinisi, con il
quale collaboro spesso, e precedentemente ho lavorato con Giancarlo Sepe
(” Le tre sorelle” di Cechov e “Gente di Dublino” di Joyce”, N.d.A.).
Mentre non posso non ricordare spettacolo “Dignità Autonome di
Prostituzione”, un’esperienza molto importante per me, un progetto di
musica e teatro che mi ha coinvolta per dieci anni, la regia era
affidata a Luciano Melchionna. Uno spettacolo che ha dato grandi
soddisfazioni a tutti.
A questo proposto, cosa ha rappresentato per te “Dignità Autonome di Prostituzione?
Tanta gavetta, tanta fatica. Tanto palco, un’esperienza pazzesca che mi
ha forgiata e maturata come animale da palcoscenico. Una specie di
servizio militare.
Dei grandi drammaturghi quale senti più vicino al tuo modo di essere?
Anton Čechov, senza dubbio. Avverto molte affinità con la sua poetica.
Hai affrontato qualche opera di questo scrittore?
Ho studiato “Le tre sorelle”, dovevamo mettere in scena quest’opera con
Giancarlo Sepe, poi non sene fatto nulla. Io dovevo interpretare Maša,
quella delle tre figlie del generale sposata giovanissima a Kulygin, un
professore di ginnasio che non ama. Mentre con Michele Sinisi ho
approfondito la conoscenza di Zio Vanja. Adoro Anton Čechov perché è
molto ironico, buffo ma nello stesso tempo fortemente drammatico. Come
me, nel senso che anche io mi sento molto buffa e molto drammatica.
Tornando a “Molto rumore per nulla”, in questo caso hai interpretato un uomo “Don Juan”.
Sono stata chiamata dal regista con il quale già avevo lavorato, mi ha pensata come uomo, scelta che un po’ mi ha sorpresa.
Cosa pensi del teatro scespiriano?
Trovo straordinario anche Shakespeare. Quest’estate con Sinisi ho
studiato la Tempesta. Naturalmente è un autore molto impegnativo, che
bisogna conoscere bene prima di dedicarsi ai suoi testi. Solo
studiandolo con passione e determinazione riesci a interpretare le sue
opere con successo.
La tua interpretazione di Don Juan mi
spinge a porti due domande. A te donna è stato chiesto di interpretare
un uomo malvagio che desidera il male di una donna, come hai vissuto
questo personaggio? E cosa pensi del femminicidio?
Non sei l’unico ad avere avuto delle perplessità, e molti, sbagliando,
hanno visto in questa scelta una certa misoginia da parte del regista.
In realtà non è affatto così. Io interpreto un personaggio neutro, una
specie di demone androgino. Per quanto riguarda il femminicidio, per me è
un fenomeno che va contrastato con la cultura e va affrontato partendo
dall’educazione attenta e competente da offrire ai bambini. Ma questo
vale anche per l’omosessualità e la ghettizzazione di tutte le fasce
deboli della nostra società. La violenza è un fenomeno, che si può
contrastare con l’educazione e la cultura dell’inclusività che va fatta
conoscere e spiegata dall’inizio anche e soprattutto alle giovani
generazioni.
Mi viene in mente, sempre rimanendo su quest’argomento, il tuo singolo “Caccia alle streghe”, vuoi parlarmene?
Sì, è un progetto nato tre anni fa in seguito alla polemica scaturita
dalla canzone presentata dal rapper Junior Cally a Sanremo di tre anni
fa. Ho voluto replicare alla sua canzone, con una mia opera che invece
rendesse omaggio a noi donne. Ho optato per una musica molto techno
perché avevo molte cose da dire e mi serviva un genere che non fosse rap
ma mi desse comunque la possibilità di lavorare su testi molto lunghi.
L’ispirazione l’ho trovata leggendo il saggio dell’antropologa americana
Clarissa Pinkola Estés, “Donne che corrono con i lupi”. Ho cercato di
ribadire i concetti sviluppati nel libro dalla psicologa junghiana sul
femminino e il mascolino anche nei versi della mia canzone così come nel
videoclip ho voluto ricorrere a tutti gli archetipi della femminilità
da Eva a Lady Godiva fino a Giovanna D’Arco, consapevole del fatto che
le donne “potenti”, audaci, intelligenti e indipendenti, quelle che la
Pinkola Estés identifica nelle “donne selvagge”, facevano paura ieri
come lo fanno oggi. Probabilmente anche a me sarebbe toccato il rogo, se
fossi vissuta durante l’Inquisizione.
Ti ho visto interpretare Édith Piaf, come mai questa scelta?
Édith Piaf è un altro dei personaggi femminili, che amo. Una donna con
la quale sento di avere molte affinità. A fine gennaio prossimo al
Teatro “Lo Spazio” di Roma riproporrò un mio progetto sull’usignolo di
Francia. Sarà un omaggio poetico che è nato mentre studiavo e leggevo
alcuni testi su Piaf, soprattutto gli scritti di Jean Cocteau e Jacques
Prévert.
Ancora una volta ti cimenterai con un personaggio
difficile, impegnativo e anche dagli amori dolorosi, penso a quello per
il pugile Marcel Cerdan?
Mi sento molto simile a lei a livello caratteriale. Mi riconosco in
questa fame d’amore e in quest’anima ferita dalla vita. L’amore per me,
come lo era per lei, è importante e come Édith non trovo pace nei fatti
amorosi. Sono forte e debole allo stesso tempo proprio ha mostrato di
essere lei con i suoi amori.
Mi racconti come ti è saltato in testa di suonare l’autoharp?
(Sorride N.d.A.) Stavo guardando su You Tube un concerto della cantante
inglese P.J. Harvey, ho visto questo strumento e me ne sono innamorata.
Ho imparato subito a suonarla, mi piace molto. L’autoharp mi rende
felice.
Come ti definiresti: cantante pop, jazz o folk?
Faccio pop con contaminazioni di musica italiana degli anni Sessanta.
Potrei dire un pop che attraversa molti generi. Ma quello che conta per
me e scrivere canzoni che arrivino al pubblico.
Quale cantautrice hai come modello?
Non è una cantante ma un cantante: Franco Battiato.
Siculo anche lui. A proposito, il tuo rapporto con il dialetto siciliano?
Beh, ho scritto una canzone in siciliano che è nell’album, “Chiddi chi
erumu” e poi ho studiato a lungo il repertorio di Rosa Balistreri,
cantante viscerale e terrigna come me. Amo il mio dialetto. Mi
piacerebbe un giorno realizzare un album completamente in siciliano
contaminando però antico e moderno.
Che cosa è per te la Sicilia, al di là dei soliti cliché.
La Sicilia è una terra difficile. Paradiso e Inferno. È una terra molto
bella che non ti permette di restare, almeno se sei un artista come me
che ha ambizioni. Devi purtroppo fare le valigie, questo dato di fatto
implica grande sofferenza. E devo aggiungere che la zona della Sicilia
da dove vengo è caratterizzata anche da un senso di rassegnazione.
Rassegnazione senza più speranza che le cose un giorno possano cambiare.
Infatti, finiti gli studi di teatro e quelli universitari, sono andata
via.
Avverti ancora la differenza tra Nord e Sud?
Sì, nel senso che al Nord per un artista è più facile trovare lavoro e
realizzarsi, e ti dirò di più: è anche più facile cha a Roma, perché
anche Roma è Sud.
Hai lavorato anche in diversi film, raccontami di quest’esperienza.
Beh, devo confessarti che il mio ambiente naturale è il teatro, sia come
attrice che come cantante ma il Cinema si è rivelato altrettanto
affascinante. Mi interesso sia della costruzione cinematografica che
della sceneggiatura . Trai i film a cui ho partecipato Baarìa (2009)
scritto e diretto da Giuseppe Tornatore, mi è rimasto nel cuore, anche
perché fu girato con pellicola, adottando tecniche che oggi sono state
soppiantate dal digitale, che se vuoi sono anche più impegnative perché
se sbagli con la pellicola sono guai e allora devi rimanere concentrato e
dare il meglio del meglio dopo il fatidico “ciak si gira!”
Ti vedo con dei libri tra le mani…
Leggo molto. È un’abitudine che avevo da bambina. Con me in camerino e
poi sul palcoscenico stasera ho portato “L’Isola di Arturo” di Elsa
Morante, che mi ha ispirato una delle canzoni dell’album, così come Il
gioco del mondo (titolo originale: Rayuela) di Julio Cortázar che mi ha
ispirato “Così scrisse Oliveira”. “Il gioco del mondo” in particolare lo
trovo un libro magico. Quando lo leggo ho come l’impressione che a sua volta Cortázar legga me: straordinario!
Questi romanzi li hai scoperti per caso o te li hanno consigliati?
“Il gioco del mondo” me l’ha consigliato un’amica. “L’isola di Arturo”
mi è stato regalato dal mio mastro di teatro. L’ho letto e mi sono
commossa perché mi sono rivista in Arturo.
Dopo Sorrento quali progetti hai in agenda?
Dopo Sorrento sarò ad Andria per “Vuolsi così” Dalì racconta Dante, una
mostra su Dante Alighieri, per quest’evento ho musicato un brano della
Divina Commedia e preparato una performance. Poi parteciperò ad alcuni
concerti con repertorio di canzoni classiche italiane e francesi. A
gennaio infine, come ti ho anticipato, presento lo spettacolo a Roma su
Édith Piaf.
Ultima domanda. Giocando un po’ come ci invita a
fare spesso Julio Cortázar con la sua Rayuela, immagina che dall’ultimo
capitolo torni all’inizio del romanzo della tua vita. C’è davanti a te
Adele Tirante, vent’anni, che fa le valigie. A questa ragazza cosa
diresti?
Di buttarsi molto di più. Di non avere paura. Di avere fiducia nella
vita, perché allora non ne avevo. E poi di non perdere tempo con i
maschi.
Ridiamo (N.d.A.)
A parte le battute, prima di arrivare ai successi di oggi, mi sono
dovuta liberare di certe zavorre culturali. Io non ero pronta. Non ero
come questi giovani di vent’anni di oggi che sono molto pronti.
Tu credi siano pronti i ventenni di oggi?
Mi ha colpito, per farti un esempio, quella ventenne di Vicenza che
partecipò a Sanremo, Madame. L’ho vista molto pronta e matura. Io alla
sua età non ero pronta e non ero sicura di me stessa. Ero come una cosa
rinchiusa in una scorza di cui mi sono dovuta faticosamente liberare,
per far venire fuori la mia vera identità ed è stato un lavoro lungo e
doloroso. Dalle nostre parti le pressioni sociali sono ancora molto
forti, ti giudicano ancora come una tipa strana se non sei sposata, se
non hai figli, se sei precaria etc. Ma ti ripeto, se hai fiducia nella
vita, prima o poi i sogni si realizzano.
Grazie di cuore Adel Tirant
di Luigi De Rosa
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Adel Tirant a Sorrento (Pioggia di note 2021) |
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